Rivedere i termini della delibera di giunta che vieta l’accesso ai cani in alcune aree verdi della Città bianca. È questa la richiesta che ieri, domenica 3 novembre, è stata avanzata all’amministrazione comunale attraverso un corteo civico composto da un centinaio di persone, tra adulti e bambini.

La manifestazione “Io posso entrare”, organizzata dall’omonimo comitato cittadino in cui convergono anche le associazioni animaliste operanti sul territorio e alcuni volontari indipendenti, si è svolta come previsto in maniera assolutamente pacifica e ordinata, nell’intenzione di aprire un costruttivo dialogo con l’amministrazione.

Agli slogan del corteo, partito dalla villa comunale e giunto in piazza della Libertà, sono seguiti gli interventi di diversi cittadini, che hanno preso pubblicamente parola durante il sit-in conclusivo. Al centro del dibattito, il diritto negato di usufruire dei servizi garantiti ai cani e ai loro proprietari dalle normative nazionali e comunali.

Assordante il silenzio di sindaco e assessori, che hanno perso l’occasione di confrontarsi con quei tantissimi cittadini che, dal 17 ottobre scorso, chiedono venga loro spiegato il motivo di una misura così impopolare. Oggettivamente quanto espresso nella delibera in questione non convince i cittadini, che non si spiegano ad esempio come mai l’area verde di piazza Torino sia diventata un’area gioco per bambini, senza che vi siano giochi al suo interno. Ciò che qui colpisce invece è lo stato di assoluto degrado. Identico il discorso per la villetta Padre Pio. Al contrario, la villetta del Cristo Re ad esempio, che accoglie un piccolo parco giochi per bambini, non è stata interessata dalla misura.

Silvana Camposeo

«Il risultato dell’entrata in vigore di una normativa che riteniamo illegittima, oltre che assolutamente fuori contesto – spiega Silvana Camposeo, volontaria animalista indipendente – è che i proprietari portano i loro cani negli spazi verdi in cui non vige il divieto, o peggio per strada, dato che attualmente non esistono dog park. Non è spostando il problema, che lo si risolve. Chi non è abituato a raccogliere le deiezioni, atteggiamento che il comitato condanna duramente, continuerà a non farlo, semplicemente altrove.

Questa non è una battaglia animalista, ma di civiltà. Ad oggi nel Comune di Ostuni risultano censiti all’anagrafe canina ben 3389 esemplari. Questo significa penalizzare una famiglia su cinque, privare quasi 4mila cittadini del diritto alla fruizione di servizi basilari, per cui peraltro si pagano le tasse. Il Comune di Ostuni non sta solo facendo una pessima figura di fronte a migliaia di cittadini, alcuni dei quali hanno senz’altro adottato cani abbandonati o chiusi in canile. Sta deludendo le aspettative di crescita civile della comunità tutta, negando principi fondamentali quali l’inclusività e il diritto di usufruire degli spazi pubblici nel rispetto degli stessi e della collettività. Considerazioni queste – conclude la Camposeo – che sono ampiamente condivise anche da chi non possiede cani e dai turisti, spesso accompagnati dai loro amici a quattro zampe. Al corteo, tanto per dirne una, si è unita una famiglia in vacanza con cinque cani al seguito».

Nonostante il silenzio dell’amministrazione, che fa presagire la determinazione a non modificare i termini della delibera, il comitato cittadino conferma di voler continuare a percorrere la strada intrapresa, organizzando nuovi momenti di protesta pacifica e presentando ricorso al tribunale amministrativo.

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