Continua la nostra indagine riguardo gli Ostunesi in giro per il mondo. Oggi ci imbarchiamo su un volo intercontinentale che, dopo qualche scalo in Europa, atterrerà in California. Ad accoglierci c’è Rita Lucarelli, una donna nata a Ostuni il 23 agosto del 1972, che è riuscita a trasformare la sua grande passione nel suo lavoro.

Come ha inizio la sua passione per gli antichi egizi e dove l’ha condotta sinora?

«Mia madre insegnava italiano e storia alle superiori e fin da piccola leggevo i suoi libri di testo di storia, e mi soffermavo sulla parte relativa alla storia di Egitto e Mesopotamia. Ho sempre avuto la passione per l’archeologia da una parte, e le civiltà orientali dall’altra. Studiando l’antico Egitto ho unito le due passioni. Ho iniziato con un corso di laurea all’Università “L’Orientale” di Napoli, mi sono laureata con una tesi di Egittologia, poi mi sono trasferita a Leida, in Olanda, per il dottorato, successivamente ho fatto un post-doc e lavorato all’università di Bonn in Germania per ben 7 anni, e infine sono stata assunta dall’Università della California a Berkeley, dove risiedo e lavoro come Professore Associato di Egittologia».

Parliamo di Ostuni, la sua città d’origine: quanto le ha dato e/o tolto?

«Ostuni mi ha sempre dato e continua a darmi tantissimo. La mia famiglia, gli amici di sempre, il mare, gli ulivi e la magia della Puglia sono parte di me e li porto ovunque. E in tutti questi anni di residenza all’estero, non ho mai smesso di tornare a casa ogni volta che fosse possibile, compatibilmente con gli impegni di lavoro. Non riesco a pensare a nulla che Ostuni mi abbia “tolto”».

Quanto è stato faticoso lasciare l’Italia e come ha superato questo distacco?

«Non è stato faticoso dato che è tutto successo in maniera molto naturale e sono stata sempre molto fortunata perché il lavoro universitario consente molta flessibilità e la possibilità di lavorare anche se fuori sede, dunque riesco ancora oggi a tornare a Ostuni almeno due volte all’anno. Ora naturalmente essendo davvero lontana, sulla costa occidentale americana, il distacco pesa di più di quando risiedevo a Bonn e potevo essere in Puglia con un volo di sole due ore. Penso in ogni caso che si tratti di un distacco che non si supera mai ma si impara ad accettare; e poi a volte credo che l’Italia me la godo di più io, tornandoci solo in vacanza e per periodi piuttosto spensierati, che non chi ci vive e lavora!».

L’Italia, l’Europa e adesso gli USA, cosa può raccontare in breve delle sue esperienze professionali?

«Mi sento fortunata perché in Italia, come in Europa e negli USA, ho sempre lavorato e vissuto in ambienti stimolanti e conosciuto colleghi e persone che mi hanno insegnato tanto e mi hanno aiutato a integrarmi nelle nuove realtà che incontravo, sia sul lavoro che nella vita personale. A livello professionale, lasciare l’Italia mi ha permesso di viaggiare molto e di entrare in contatto con delle metodologie di studio e di ricerca diverse da quelle italiane per quanto riguarda la mia disciplina, ma penso che devo alla solida preparazione ottenuta in Italia, a partire dagli studi presso il meraviglioso liceo classico che abbiamo a Ostuni e la laurea in Egittologia conseguita all’Orientale di Napoli, se ho potuto poi continuare a vincere borse di studio e concorsi all’estero, realizzando infine il mio sogno di diventare professore di egittologia in un’università prestigiosa come quella di Berkeley».

Cosa si porta dietro della Puglia e, come vive la sua “ostunesità” in giro per il mondo?

«Mi porto dietro la classica valigia da emigrante, piena di tarallini, friselle, olio pugliese e qualche altro prodotto che non posso nominare perché è illegale portarlo oltre oceano. Dovunque io vada, poi, incontro pugliesi simpatici, e ora qui a San Francisco ho addirittura incontrato un gruppo di pugliesi scatenati che ballano la pizzica e organizzano cene a base di orecchiette! Noi pugliesi siamo ovunque! La mia “ostunesità” penso sia sempre presente in maniera naturale, non la vivo in nessun modo particolare ma penso faccia parte del fascino mediterraneo che noi tutti ostunesi, pugliesi e italiani del sud portiamo con noi e che la gente riconosce in qualsiasi parte del mondo. Da brava ostunese, poi, parlo a tutti di Ostuni e di quanto sia bella; la canzone “stun mia quann si’ bella…” la traduco in più lingue, anche in egiziano antico»!

Com’è Ostuni vista da Barkley, cosa le manca e di cosa fa volentieri a meno?

«Ostuni è per me un’isola felice e ideale, dove torno a fare carico di aria pulita e frizzante, di cibo buono e sano e di affetto familiare. Faccio volentieri a meno del nostro mitico e perenne vento di tramontana, però…».

Tornerebbe a vivere qui?

«Si. Non riesco a immaginarmi invecchiare in nessun altro posto. “There’s no place like home”, come dicono qui…».

Si è mai sentita discriminata in quanto donna?

«Nel mio ambiente lavorativo fortunatamente non sono mai stata discriminata, ma penso dipenda dal fatto che, come ho detto prima, sono stata molto fortunata nel trovare sempre ambienti lavorativi ottimali, in cui le donne sono state sempre rispettate. Attualmente nella mia università ricopro anche il ruolo di “Equity and Inclusion Advisor”, cioè di consulente per la parità dei diritti delle donne e delle minoranze nel campus universitario, fra gli studenti come pure fra i docenti. Penso che la discriminazione delle donne sul lavoro o nello studio sia davvero intollerabile ed è un peccato che invece sia ancora molto diffusa (non solo in Italia)».

Progetti per il futuro?

«Venire a Ostuni appena finisco il semestre universitario, a metà giugno, e rimanerci per tutta l’estate! Non faccio mai progetti a lungo termine, o se li faccio, li tengo segreti fino a che non si realizzano…».

Se quest’intervista ha suscitato in voi la curiosità di saperne di più sull’Egitto e sull’Egittologia o, semplicemente, volete approfondire l’argomento, potete consultare tutte le pubblicazioni di Rita Lucarelli nel link che segue: https://berkeley.academia.edu/RitaLucarelli.

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