La Asl di Brindisi rende noto di aver avviato un'indagine interna sul caso di una donna che avrebbe portato per 13 anni in grembo un feto morto

La Asl di Brindisi interviene, con una nota stampa diffusa nella giornata di ieri, sulla vicenda di cronaca riguardante la donna di Francavilla Fontana che, per tredici anni, avrebbe portato in grembo un feto morto, gemello del figlio partorito nel dicembre del 2005.

«La direzione strategica– si legge nella nota della Asl di Brindisi-, appresa la notizia, ha immediatamente avviato un’indagine interna, pur non conoscendo i dati anagrafici della donna, al fine di acquisire ogni elemento utile per provare la veridicità delle informazioni rappresentate dai vari articoli pubblicati sulla stampa locale e nazionale.

Dai colloqui avuti con gli specialisti di questa azienda, si ritiene alquanto improbabile che in un periodo di tempo così lungo nessun medico si sia accorto di un secondo feto morto, così come non è da escludere che si sia trattato di un rarissimo caso di calcificazione di un feto morto precocemente in una gravidanza extrauterina addominale.

Si ritiene, pertanto, che in questa prima fase di accertamenti svolti non vi sia alcun elemento che possa far pensare ad un episodio di malasanità».