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Ostuni
Giugno 5 2020

In memoria delle 105 vittime della Kater I Rades, Cobas Brindisi invoca: «Restiamo umani»

Tutte le persone a bordo della nave Kater I Rades fuggivano dalla guerra civile scoppiata in Albania. Degli oltre cento morti in mare, molti erano donne e bambini

A vent’anni esatti dall’affondamento della nave albanese Kater I Rades, il Cobas Antirazzista di Brindisi commemora le 105 persone, molte delle quali donne e bambini, che persero la vita a poche miglia marine da Otranto. La nave, una carretta del mare che trasportava cittadini albanesi in fuga dalla guerra civile, fu speronata il 28 marzo 1997 in acque internazionali dalla una nave militare italiana Sibilla, che ne provocò l’affondamento.

«È la prima volta, con immenso dispiacere, che non c’è la cerimonia del lancio dei fiori in mare per ricordare tutte quelle vittime dove il loro desiderio di approdo è rimasto in fondo al mare.

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Lo faremo da casa – si legge nella nota divulgata dal Cobas Antirazzista di Brindisi – con un pensiero oppure con una preghiera, ricordando le vittime di questa  guerra contro l’umanità in fuga da guerra, fame, carestie, create dall’uomo. Con un pensiero rivolto alle vittime di questa guerra ancor più moderna che sono le malattie contagiose; come in questo periodo il Coronavirus dovuto sempre alle mani dell’uomo. Noi propendiamo più, non trascurando le altre, per l’ipotesi sempre più certa dovuta ai cambiamenti climatici che hanno avvicinato in modo terribile le contaminazioni tra il mondo animale e quello umano.

Non dimenticando che il mondo è pieno di armi batteriologiche pronte a distruggere il pianeta.

Ma le guerre e le pestilenze hanno un unico vincitore, il capitalismo. Mentre la nostra nazione vive un dramma senza poter avere una mascherina, c’è chi si dedica alla speculazione in borsa razziando di tutto,  accumulando enormi fortune nella speranza di poterle usare domani per avere maggiore potere sulla terra.

Mentre ci sono milioni di persone nella nostra nazione che vivono ai margini di una economia che della precarietà ha fatto la sua legge e che rischiano di morire letteralmente di fame. Questo è il magnifico mondo del 2020 dove si preoccupa di evitare gli assalti ai supermercati di gente affamata, invece che di pensare ai bisogni di quelle persone .Restiamo umani, come diceva l’attivista italiano Vittorio Arrigoni in Palestina, ucciso dai jihadisti».

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