La Puglia dichiara ufficialmente guerra ai “furbetti dell’appartamentino”. La giunta regionale ha approvato lo scorso lunedì 13 gennaio, il documento di attuazione delle procedure amministrative per l’istituzione e la gestione del Registro regionale delle strutture ricettive non alberghiere, previsto da una legge del 2018. La disposizione stabilisce inoltre l’obbligo di indicare e pubblicare il codice identificativo di struttura (CIS) per ogni singola unità ricettiva pubblicizzata, a partire dal 1° giugno prossimo. Per gli inadempienti sono previste sanzioni pecuniarie che vanno da un minimo di 5cento euro a un massimo di 3mila euro.

«Finalmente emergeranno milioni di turisti fantasma non contemplati dalle statistiche ufficiali – si legge in una nota diffusa da Federalberghi a margine dell’approvazione –  gestiti nella maggior parte da Airbnb, il colosso americano dell’house sharing, più volte accusato di non rispettare le regole di mercato e aggirare sistematicamente gli obblighi fiscali. Secondo studi commissionati da Pugliapromozione per ogni turista censito, ve ne sono sei in nero. L’incisiva lotta della Federalberghi Puglia contro la piaga dell’abusivismo ricettivo registra il più importante successo di una battaglia condotta con impegno e coerenza negli ultimi anni.

«Il Codice identificativo di struttura – spiega Francesco Caizzi, presidente di Federalberghi Puglia – dovrà essere indicato dai soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare e affitto breve, nonché quelli che gestiscono portali telematici, sugli strumenti utilizzati nella pubblicità, promozione e commercializzazione dell’offerta. Le funzioni di vigilanza, controllo e di irrogazioni delle sanzioni amministrative saranno esercitate dai Comuni, ferma restando la competenza dell’autorità di pubblica sicurezza e dell’autorità sanitaria. L’obbligo del CIS va in vigore a partire dal 1 giugno 2020.

La piaga dell’abusivismo nel settore ricettivo – ricorda Caizziha continuato a dilagare anche nel 2019. Secondo la Guardia di Finanza una casa vacanza su due è affittata in maniera irregolare. La situazione nazionale, al pari di quella regionale, ci ha reso la fotografia di un sistema che ha superato i livelli di guardia. Da dicembre 2018 ad agosto 2019 in Puglia erano disponibili su Airbnb ben 40mila 481 alloggi. In soli due anni, da agosto 2017 ad agosto 2019, il numero degli alloggi offerti è aumentato dell’88,28%. Questo scandaloso sommerso turistico ha immesso nel mercato più di 160mila camere producendo il fatturato maggioritario (50/60%) dell’intera economia turistica pugliese».

Dopo Lecce, Ostuni è la seconda città pugliese per abusivismo ricettivo con 2.127 alloggi non censiti come attività turistiche. Un sommerso che impoverisce non solo le casse pubbliche, ma penalizza l’intero comparto turistico regionale.

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