Il presepe allestito nella piazza di Acquaviva delle Fonti al centro delle polemiche

Un Gesù Bambino con la pelle nera in un mare di bottiglie di plastica, in mezzo a Giuseppe e Maria, avvolto da un salvagente arancione e circondato da reti rosse e boe di salvataggio, con alle spalle un inquietante braccio nero che spunta in cerca di aiuto.

In queste ore, al centro delle polemiche c’è un anticonvenzionale presepe pugliese allestito nella piazza di Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari, accanto a un cartello che reca questo messaggio: «Il bambino nasce nel mare, dove con Giuseppe e Maria, profughi, non accolti da nessuno vive l’esperienza che molti migranti affrontano nel nostro Mar Mediterraneo. E il mare di plastica a fare da sfondo alla Natività è un grido dall’allarme contro l’inquinamento».

Il dissenso dei più tradizionalisti non ha esitato a farsi sentire, esplodendo sui social e accusando la scelta dell’amministrazione di allestire un presepe che rappresenta Gesù appena nato come un migrante.

Alle polemiche risponde direttamente sulla sua pagina Facebook il sindaco di Acquaviva, Davide Carlucci, che scrive rispondendo ai detrattori: «Vi sarebbe piaciuto vietare questa installazione, vi sarebbe piaciuto dare sfogo ai vostri pruriti fascistoidi: “Questo non si fa, questo non si può..” E invece no. Ad Acquaviva c’è ancora la libertà, c’è ancora la democrazia. Fatevene una ragione! Quando l’arte fa scandalo e quando anche il messaggio religioso è (per dirla con don Tonino Bello) “scandaloso” vuol dire che l’obiettivo è stato raggiunto. Scuotere la nostra visione del mondo “pacificata”, insinuare il dubbio, farci reagire. E da questo punto di vista l’installazione di piazza dei Martiri ha centrato in pieno l’obiettivo».