Dal primo ottobre, la Rsa Medihospes di contrada Trappeto del Monte a Ostuni passerà ufficialmente sotto la gestione dell’Asl Brindisi, che si occuperà della struttura, del personale e dell’assistenza ai pazienti. Tuttavia, il processo di internalizzazione sta generando forti tensioni, con numerose problematiche ancora irrisolte. Tra queste, risalta l’esclusione di almeno due educatori professionali (forse quattro) e la mancanza di definizione delle posizioni per il personale delle pulizie e delle cucine.
La questione ha alimentato una polemica tra i consiglieri regionali Maurizio Bruno (Pd) e Fabiano Amati (assessore al Bilancio). Bruno critica aspramente l’intera procedura, definendola ingiusta e mal gestita. «Ben quattro educatori professionali, che con i loro titoli potevano lavorare e hanno lavorato nella gestione privata, adesso dovranno rimanere a casa. Per gli altri, per coloro che invece ce l’hanno fatta, si prospettano in ogni caso paghe più magre». Bruno insiste sul fatto che le decisioni prese con superficialità abbiano compromesso la dignità di molti lavoratori. «L’unico mio auspicio, a danno ormai fatto, è che per quei quattro educatori sia individuata una soluzione “politica” che valorizzi tutta l’esperienza trascorsa, che vale senza dubbio più di qualche cavillo burocratico o politico. Continuerò a seguire questa vicenda con attenzione, nella convinzione che un buon servizio pubblico si costruisce anche attraverso il riconoscimento del merito e dell’umanità di chi ogni giorno è accanto ai più fragili».
Amati, invece, sostiene che l’internalizzazione della Rsa rappresenti un successo per la legge e la sanità pubblica, frutto della collaborazione tra manager e dirigenti regionali e dell’Asl di Brindisi. Per quanto riguarda il personale delle pulizie e delle cucine, Amati assicura: «Dalla ricognizione definitiva effettuata emerge che le unità di personale interessate al transito dalla gestione privata a quella pubblica sono 47, come rappresentato sin dal primo momento, e non 56». Tuttavia, si dichiara disponibile a modificare tali accordi qualora i sindacati o gli stessi lavoratori dovessero preferire una diversa soluzione. Sul tema degli educatori esclusi: «Resta in fase di approfondimento la vicenda degli educatori (4 o forse 2), che non avrebbero i titoli legali per svolgere quel tipo di attività, in base alla legge e non al capriccio dei manager Asl. Sul punto valga una parola di chiarezza: la legge prima di tutto e nessuno può proporre la sua violazione, attraverso ulteriori proroghe del contratto al gestore privato o attraverso l’autorizzazione a svolgere attività professionali per le quali non si possiedono i titoli idonei. Nessuno può pensare di sabotare un procedimento legale».
Un’ulteriore critica arriva da Tommaso Gioia, consigliere per la sanità del presidente della Regione Puglia: «Questa situazione è un disastro per i lavoratori e toglierà risorse preziose ai nostri ospedali».





