Dopo quasi nove mesi dall’arresto, Gianvito D’Aversa, 33 anni, di Ostuni, ex direttore di una Rsa, è tornato in libertà. La decisione è stata assunta dal collegio giudicante del tribunale di Brindisi nell’ambito del processo che lo vede imputato per circonvenzione d’incapace, furti, appropriazione indebita e omissione di atti d’ufficio.
L’ex direttore ha lasciato gli arresti domiciliari, ma nei suoi confronti restano misure restrittive: divieto di avvicinamento alle parti offese e divieto di esercitare incarichi di direzione in strutture Rsa. D’Aversa, assistito dall’avvocato Mario Guagliani, ha sempre ribadito la propria estraneità ai fatti contestati.
Secondo l’accusa, sostenuta dalla Procura di Brindisi e dalle parti offese, D’Aversa si sarebbe appropriato indebitamente di circa 344mila euro, oltre ad altre somme e beni, nel periodo in cui svolgeva il ruolo di amministratore di sostegno di due donne — una madre ultranovantenne e la figlia con disabilità intellettiva — entrambe ospiti della casa di riposo da lui diretta.
Nella stessa inchiesta risultano coinvolti anche la madre, Giovanna Morelli (65 anni), e il fratello Vincenzo D’Aversa, entrambi rinviati a giudizio. Alla madre vengono contestate ipotesi di riciclaggio, furto aggravato in concorso e appropriazione indebita in concorso con il figlio. Al fratello, oltre a un’ipotesi di furto, sono contestate circonvenzione d’incapace e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, sempre in concorso.
Anche loro sono difesi dall’avvocato Guagliani, mentre le parti civili sono assistite dall’avvocato Giuliano Calabrese.
Nel corso dell’ultima udienza, il collegio del tribunale di Brindisi — presieduto da Maurizio Saso, con a latere Leonardo Convertini e Giuseppe Caputo — ha disposto l’unificazione dei procedimenti: i tre imputati saranno giudicati nello stesso processo.
Le indagini, coordinate dai pubblici ministeri Giovanni Marino e Sonia Nuzzo, sono state condotte dalla Guardia di Finanza e dagli agenti del commissariato di polizia.





