Il possibile investimento del gruppo Four Seasons Hotels and Resorts, sostenuto anche dal fondo legato al fondatore di Microsoft Bill Gates, continua ad alimentare il dibattito pubblico sul futuro della costa di Ostuni. Al centro della discussione c’è l’area di Mogale, uno degli ultimi tratti di paesaggio costiero ancora libero tra centro abitato e mare.
Secondo Legambiente si tratta di uno spazio di grande valore territoriale, capace di svolgere contemporaneamente funzioni agricole, paesaggistiche ed ecosistemiche. Mogale è infatti storicamente utilizzata come area di pascolo e rappresenta un sistema rurale aperto, diverso dagli uliveti intensivi che caratterizzano gran parte della piana ostunese. Qui sopravvive un modello agricolo legato a pratiche tradizionali che hanno contribuito a mantenere intatto il paesaggio originario.
L’area conserva anche uno degli ultimi corridoi visivi tra l’abitato della città bianca e la costa, un elemento storico nel rapporto tra il centro urbano e il mare. Dal punto di vista ambientale, inoltre, le dune e le zone retrodunali ospitano specie vegetali tipiche della costa adriatica come il giglio di mare (Pancratium maritimum), l’eringio marittimo (Eryngium maritimum) e l’ammofila (Ammophila arenaria), piante fondamentali per la stabilità delle dune e la difesa naturale dall’erosione.
Gli spazi aperti di Mogale rappresentano anche un importante punto di sosta per l’avifauna migratoria lungo la rotta adriatica, un elemento sempre più raro lungo un litorale progressivamente urbanizzato.
Proprio per queste caratteristiche, l’ipotesi di realizzare un resort di fascia alta ha sollevato diverse preoccupazioni tra associazioni e cittadini. Secondo Legambiente la costruzione della struttura comporterebbe inevitabilmente nuove superfici edificabili, parcheggi, viabilità interna e infrastrutture tecnologiche. Anche con progetti attenti all’inserimento paesaggistico, queste trasformazioni rischierebbero di alterare un equilibrio territoriale costruito nel corso dei secoli.
Un altro nodo riguarda il fragile sistema carsico dell’area, caratterizzato da grotte, lame e doline che permettono il naturale deflusso delle acque meteoriche. La loro alterazione potrebbe aumentare il rischio di dissesto idrogeologico. Un tema particolarmente sensibile per la comunità locale dopo recenti episodi legati alla violenza delle piogge e all’interruzione dei naturali percorsi dell’acqua.
A questo si aggiunge la questione delle risorse idriche. Le strutture turistiche di lusso richiedono infatti grandi quantità d’acqua per piscine, irrigazione dei giardini, servizi alberghieri e spa. In una regione come la Puglia, dove negli ultimi anni le crisi idriche estive sono diventate sempre più frequenti, l’apertura di nuove strutture ad alta intensità di consumo solleva interrogativi sulla sostenibilità complessiva del modello turistico.
Il progetto si inserisce inoltre nel quadro della ZES Unica Sud, lo strumento pensato per attrarre investimenti nelle regioni meridionali ma che, secondo alcuni comitati e cittadini, rischierebbe di essere utilizzato per accelerare operazioni immobiliari che con le procedure urbanistiche ordinarie incontrerebbero maggiori ostacoli.
Una lettura diversa arriva però dal Comune di Ostuni. L’assessore all’Urbanistica Giuseppe Tagliente, intervistato dalla Tgr Puglia, ha spiegato che il ricorso alle procedure ZES nel territorio non riguarda soltanto strutture ricettive ma un ventaglio più ampio di interventi. «Nel Sud Italia molte iniziative ZES hanno riguardato la ricettività. A Ostuni abbiamo circa venti procedure di conferenze di servizi ZES, che vanno dalle aree industriali fino a strutture ricettive, anche in variante, laddove lo strumento urbanistico non sia conforme», ha dichiarato.
Secondo l’amministrazione comunale, inoltre, l’area di Mogale non rappresenterebbe un territorio privo di destinazioni edificatorie. «Mogale, più di altri spazi, è un’area che per il nostro piano regolatore prevede un piano di lottizzazione, peraltro già convenzionato, che precedentemente alla lottizzazione unica prevedeva addirittura 33mila metri in più», ha aggiunto Tagliente.
L’assessore ha poi sottolineato che anche nelle procedure accelerate previste dalla ZES restano centrali le valutazioni ambientali. «Nell’ambito della conferenza dei servizi ZES devo dire che non c’è una disattenzione alle varie tematiche, soprattutto quelle ambientali».
In attesa che si esprima il TAR di Lecce, in merito al ricorso presentato da Legambiente, Libero Comitato per la salvaguardia dell’habitat naturale della costa ostunese, Italia Nostra e Geos – Gruppo escursionistico speleologico ostunese, il confronto su Mogale resta quindi aperto tra due visioni diverse dello sviluppo della costa ostunese: da una parte la tutela di uno degli ultimi spazi liberi tra città e mare, dall’altra la possibilità di attrarre investimenti internazionali e rafforzare l’offerta turistica di alto livello. Un equilibrio delicato che riguarda non solo il futuro di Ostuni, ma il modello di sviluppo dell’intera costa pugliese.





