Dal 7 al 15 ottobre Ostuni sarà protagonista, insieme ad altre città pugliesi, di un Festival internazionale di Poesia itinerante, fortemente voluto e ideato dalla poetessa boliviana Norah Zapata-Prill.
Per otto giorni la Città Bianca ospiterà alcuni poeti boliviani e farà da palcoscenico, insieme ad altre città pugliesi, a incontri, letture e momenti dedicati alla poesia, sviluppando il tema “Poesia Fuego y Juego” (“Poesia Fuoco e Gioco”). Tra gli ospiti anche il poeta Franco Arminio, che sarà a Ostuni giovedì 11 ottobre protagonista di un incontro sul tema “L’albero: un amore che non mente”.
Norah Zapata-Prill, che da molti anni vive a Losanna, in Svizzera, si è innamorata di Ostuni ed ha voluto far nascere nella Città bianca la sua “Casa de la Pòesie” e la sua associazione culturale che ha voluto chiamare “El Cactus”, pianta a lei cara perché le ricorda la sua amata Bolivia ma soprattutto perché riesce a nascere anche in territori impervi e ostici, resistendo e prosperando.
Abbiamo voluto intervistare Norah per chiederle da dove nasce l’idea del Festival e per capire se oggi la poesia può essere un antidoto contro l’imbarbarimento culturale e il cinismo imperante
Norah, come nasce l’idea di istituire un Festival internazionale di Poesia?
«Sono stata invitata a numerosi Festival internazionali di Poesia. So, per esperienza, che sono dei semenzai benevoli per lo spirito sebbene a volte siano anche spettacoli di vanità, di egoismo, di liti. L’importante, credo, sia sfruttare la possibilità degli incontri interessanti che ci offrono. La vita è fatta di incontri; alcuni di loro sono capaci di creare ponti. Nella diversità di culture e stili di espressione, i percorsi del linguaggio si moltiplicano, alcuni confini scompaiono e qualche luce brilla, una scintilla scalda. Questo è ciò che voglio che accada nel nostro Festival».
Hai fortemente voluto che la tua “Casa de la Pòesie” nascesse in Puglia, a Ostuni. Come mai hai scelto che nascesse proprio qui?
«Ho visitato questa regione del sud Italia per più di cinque anni, grazie all’amicizia della sociologa ostunese Adele Nacci e perché sono stata invitata numerose volte a presentare la mia poesia. Si sono quindi create un insieme di circostanze favorevoli affinché realizzassi un vecchio sogno: creare uno spazio fisico per le manifestazioni artistiche in generale e per la poesia in particolare. La fortuna mi ha fatto comprare una casa e trasformarla per raggiungere il mio scopo. Ho anche avuto la fortuna di contare sull’adesione al progetto di persone intelligenti, solidali e generose che mi hanno aiutata a far nascere l’associazione. E perché la Puglia e Ostuni? Per l’amore dei suoi paesaggi, i suoi uliveti, il suo cibo, il suo colori, i suoi crespucoli . La mia scelta potrebbe essere spiegata con una frase del filosofo francese Pascal: “Il cuore ha ragioni che la ragione non conosce”».
Pensi che il Festival possa avere il potere di avvicinare, soprattutto le giovani generazioni alla poesia?
«Se pensiamo che un destino individuale (come il mio, ad esempio) possa raggiungere tanti destini collettivi attraverso la poesia è semplicemente meraviglioso. Ma non è questo l’obiettivo. La questione è biblica: “molti sono chiamati, pochi sono scelti”. Non è facile, ma è possibile diventare artigiani delle parole. Le attività che saranno svolte durante questo Festival non cercano di convertire nessuno alla poesia, ma di trasmettere ciò che abbiamo, ciò che portiamo dentro e di ricevere ciò che gli portano dentro gli altri. Far sentire che la poesia esiste; che è nei libri, ma anche nelle cose semplici dell’esistenza. In un gesto, in una dichiarazione d’amore, in uno stupore, nell’attenzione nei confronti degli altri».
Qual è il ruolo della poesia nella società contemporanea?
«Parlerò più del merito della poesia che della sua funzione. Per me, lei incarna le preoccupazioni e le complessità della nostra condizione umana. A volte, nei versi è contenuto il ricordo della storia dell’umanità, a volte esprime la nostra felicità e il nostro dolore, i nostri desideri e le nostre frustrazioni, le nostre speranze e i nostri tradimenti, la nostra lucidità e le nostre oscurità. Ci permette di sentire quanto siamo vivi. Ci collega con altre dimensioni di questo mistero che è l’esistenza. Mi fa piacere notare, ad esempio, che anche i cosiddetti “poeti maledetti” scrivevano poesie benedette perché la poesia è liberatoria, catartica»..
Viviamo tempi in cui si scrive tanto, pur leggendo poco. Ma poeti si nasce o si diventa?
«Non so risponderti, né penso ci sia una risposta a questa domanda. Solo per dire qualcosa, direi che nel poetare c’è una convergenza di aspirazione, ispirazione, traspirazione, casualità e causalità, tutto gestito dall’emozione e dall’immaginazione magica».
Il Festival Internazionale della Poesia verrà inaugurato a Ostuni domenica 7 ottobre, alle ore 19, presso la Chiesa di San Vito Martire, sede del Museo di Civiltà Preclassiche della Murgia meridionale.
Le tante iniziative proposte dal Festival potranno essere seguite attraverso la Pagina Facebook dell’Associazione “La Casa de la Pòesie “El Cactus”.







