Parte alla grande la primavera 2026 per l’azienda vinicola Villa Agreste: il 9 aprile scorso, infatti, il team del Concours Mondial de Bruxelles, Sessione Vini Rosati 2026, che si è svolta dal 27 al 29 marzo scorso, ha comunicato l’attribuzione del massimo riconoscimento per il rosato “26 Agosto“, annata 2024, la gran Medaglia d’Oro. “Naso profondo e complesso di agrumi, bergamotto e pompelmo, con note floreali di camomilla e fiori bianchi. Un vino superbo con un finale persistente“: questa la definizione data dal team di valutatori che ha lavorato alla selezione.
Un risultato eccezionale, se si pensa che in questa edizione sono stati sottoposti al giudizio della giuria di 50 professionisti internazionali un totale di 1112 campioni di vino da 33 paesi e, nello strapotere della Francia, solo sei etichette italiane hanno ricevuto il massimo riconoscimento: per la Puglia, solo il rosato di Ostuni.
“Ovviamente siamo contentissimi” afferma Enzo Iaia, titolare di Villa Agreste “perché il “26 Agosto” rappresenta per noi l’idea del “vino territorio”: l’abbiamo concepito nel 2020 come un ritorno al passato, rivisitato con tecniche moderne. Sei vitigni, tre a bacca bianca e tre a bacca rossa, in un unico uvaggio che racchiude pienamente le due DOC ostunesi: Impigno, Francavidda e Minutolo per le bacche bianche, Ottavianello, Susumaniello e Notardomenico per le rosse. Abbiamo riportato alla luce un gesto antico dei nostri antenati, che erano soliti vendemmiare tutto quel che avevano in campo in un’unica vendemmia corale e, in questo modo, casualmente scoprirono il terzo colore del vino, il rosa, per l’appunto”.
Un vino dal passato sì, ma che guarda al futuro: non a caso il millesimo premiato è il 2024, a sfatare il falso mito, ancora spesso imperante, che prevede che i Rosati vadano consumati “freschi d’annata”. Un concetto da rivedere poiché, quando un vino è sostenuto da una spalla acida importante, può tranquillamente avere una evoluzione migliorativa in bottiglia. Ed è ciò che il “26 Agosto” ha dimostrato fin dalla prima annata prodotta, la 2020, ad oggi non solo ancora perfettamente godibile, ma addirittura evoluto e pronto a sostenere anche abbinamenti gastronomici complessi.
Un vino-territorio anche perché il suo nome celebra la data in cui si festeggia il santo protettore di Ostuni, Sant’Oronzo: tutte le etichette dei vini dell’azienda sono, infatti, dedicati a questo elemento identitario molto connotante per la Città Bianca e il rosato con questo nome, 26 Agosto, ancora di più. E non è la prima soddisfazione che viene da questo vino: l’annata precedente, la 2022, è stata infatti inserita nella guida “100 Italian Best Rosé” di Luciano Pignataro, ed è stata protagonista di una puntata della trasmissione di Rai Uno, condotta da Antonella Clerici nel gennaio 2025, grazie al sommelier Andrea Amadei.
Per festeggiare il riconoscimento appena conseguito, e contestualmente inaugurare ufficialmente le attività del nascente WineClub, si sta provvedendo all’organizzazione di un evento che sarà aperto al pubblico su prenotazione: a breve i dettagli sui canali social dell’azienda.
“Il nostro lavoro, anche con l’avvio di un progetto culturale parallelo, quello dell’Ottavianello WineClub, mira sempre nella stessa direzione: valorizzare il nostro territorio, l’areale di Ostuni, attraverso la promozione dei suoi vitigni rari e perciò ancora più interessanti. Questo può aiutare anche la destagionalizzazione del turismo, creando o implementando i flussi in primavera e autunno, oltre a decongestionare il centro storico spesso sovraccaricato dall’ormai onnipresente overtourism. Certo, serve un lavoro di concerto tra privati e tra pubblico e privati, per comunicare un territorio nella sua interezza, come accade in altre regioni in cui le attività enoturistiche fanno da volano per interi territori” chiude Enzo Iaia, aprendo a nuove auspicate collaborazioni territoriali.





