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Ostuni
Giugno 2 2020

Blitz a Ostuni e Ceglie Messapica: sgominata associazione a delinquere

L'operazione "Cani sciolti" ha permesso alle forze del'ordine di rivelare l'esistenza e l'operatività di una pericolosa associazione ben strutturata e radicata sul territorio, finalizzata a commettere reati contro il patrimonio

Con un blitz avvenuto all’alba di oggi, venerdì 15 maggio, tra Ostuni e Ceglie Messapica, i Carabinieri della Compagnia di San Vito dei Normanni, hanno eseguito una serie di misure cautelari nei confronti di otto persone ritenute responsabili di associazione per delinquere, rapina, detenzione illegale di armi e ricettazione.

A darne annuncio attraverso una flash news nelle prime ore della giornata, il Commando Provinciale dei Carabinieri di Brindisi che, attraverso un comunicato stampa, ha poi fissato nella conferenza stampa di metà mattinata il momento dedicato alla condivisione dei dettagli dell’operazione “Cani sciolti”.

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Tanti cittadini al momento del blitz erano stati allertati da suoni e rumori di automobili, sirene ed elicotteri. I Carabinieri della Compagnia di San Vito dei Normanni sono infatti stati supportati nella fase esecutiva dal personale del Comando Provinciale di Brindisi, dallo Squadrone Eliportato Carabinieri “Puglia”, dal 6° Nucleo Elicotteri dei Carabinieri di Bari e Nucleo Cinofili della Guardia di Finanza di Brindisi.

L’ufficio del Gip del Tribunale di Brindisi, accogliendo le accuse formulate nella richiesta delle misure depositate dal pubblico ministero, la dottoressa Paola Palumbo, ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di tre persone: Mariano Barnaba e Giuseppe Santoro, ostunesi classe ’92, e Francesco Tanzariello, classe ’63 senza fissa dimora.

Arresti domiciliari invece per cinque persone: gli ostunesi Francesco Barnaba (classe ‘60), sua moglie Margherita Borsellino (‘63), Gaetano Oronzo Milone (‘92) e Gennaro Cantore (‘71), e Rocco Suma (‘85) di Ceglie Messapica.

I reati contestati sono di associazione per delinquere, rapina aggravata, ricettazione (in relazione a due autovetture utilizzate per compiere rapine e all’acquisto di una pistola 357 Magnum da utilizzare negli stessi atti delittuosi), detenzione e porto illegale di arma da fuoco, detenzione e porto illegale di arma da guerra (Kalashnikov) ad elevatissima potenzialità offensiva”, acquisto e detenzione illegale di un’arma comune da sparo (pistola a tamburo).

Le indagini sono partite da una serie di rapine, perpetrate sul territorio della Compagnia di San Vito dei Normanni, avvenute tra il 1° marzo e il 7 marzo. Gli elementi acquisiti hanno indotto gli investigatori a ricondurre i diversi episodi delittuosi alla stessa matrice, individuata in un gruppo di rapinatori suddiviso in due squadre, in grado di operare simultaneamente.

I risultati investigativi, riassunti nell’informativa dei Carabinieri e riportati nella richiesta di misura presentata dalla Procura della Repubblica di Brindisi, hanno rivelato l’esistenza e l’operatività di una pericolosa associazione per delinquere ben strutturata e radicata sul territorio, finalizzata a commettere reati contro il patrimonio (rapine, estorsioni e furti) anche con l’uso delle armi.

Il capo dell’associazione, individuato in Mariano Barnaba, aveva poteri organizzativi e direttivi avvalendosi della collaborazione di Santoro, braccio destro nella fase di pianificazione dei colpi, con l’ulteriore compito di intimorire e aggredire le vittime, e Tanzariello, il quale oltre a compiti organizzativi, si occupava di reperire i mezzi da utilizzare negli assalti e di effettuare i sopralluoghi degli obiettivi scelti.

Milone e S.A. (quest’ultimo deferito in stato di libertà) si muovevano con il compito di autisti e, oltre ai sopralluoghi, si dovevano occupare dell’occultamento dei veicoli necessari per l’azione delittuosa da compiere. F. R. coadiuvava Barnaba nella scelta degli obiettivi da colpire e nell’occultamento delle armi. I genitori di Mariano, Francesco Barnaba e Margherita Borsellino, provvedevano a reperire i mezzi “puliti” noleggiati tramite la loro società, la Pharmasud S.r.l., messi poi a disposizione del “gruppo di fuoco”.

Gli stessi, nel ruolo di associati con compiti di supporto logistico e materiale, utilizzavano la Pharmasud S.r.l. (attiva nel settore dei prodotti e delle attrezzature farmaceutiche) di loro proprietà, come società a cui intestare i noleggi di talune autovetture pulite che il gruppo di fuoco, al termine degli assalti, poteva utilizzare per guadagnarsi la fuga in sicurezza.

L’indagine effettuata sotto la costante e attenta guida della Procura di Brindisi, ha consentito: di deferire in stato di libertà complessivamente 11 persone, inserite a vario titolo nelle dinamiche delinquenziali, di evidenziare e comprovare il vincolo associativo tra i partecipanti; di raccogliere elementi di prova relativamente alle rapine perpetrate presso la filiale della Banca Sella di San Michele Salentino il 5 marzo; di evidenziare il modus operandi della banda nella programmazione e nella concretizzazione degli atti delittuosi, sia relativamente alle fasi operative sia rispetto ai necessari supporti logistici e materiali (armi, autovetture, luoghi di occultamento).

Di documentare inoltre la pianificazione e i sopralluoghi prodromici ad imminenti assalti presso i prossimi obiettivi: il Cash and Carry “Pantamarket di Fasano”, l’Ufficio Postale di Montalbano di Fasano e Ostuni, la Banca Monte dei Paschi di Ostuni e l’Istituto di Credito Cooperativo di Martina Franca. Colpi sfumati per i rischi derivanti dai massicci controlli di forze dell’ordine in ragione del protocollo Covid-19.

Ulteriori piani, documentavano le intenzioni di assalti a furgoni portavalori, a TIR e camion in transito sulla SS379, e rapina in una villa sita nella marina di Ostuni. Sono emersi elementi indiziari nei confronti del medesimo sodalizio criminale, anche relativamente ad altri fatti delittuosi cruenti, verificatisi nella provincia di Brindisi.

Dalle indagini è emerso che il sodalizio capeggiato da Barnaba e Santoro, una volta individuato l’obiettivo da colpire, era solito incontrarsi per analizzare le informazioni raccolte e approfittare magari di alcune debolezze dei gestori o dei dipendenti ivi presenti. Chiarito ciò, la fase successiva era incentrata sulla suddivisione dei compiti tra i membri della banda e sul reperimento delle armi e delle autovetture da utilizzare.

Due dunque i gruppi coordinati da Mariano Barnaba, uno operativo e composto da Milone, Cantore, Tanzariello e Santoro ed uno logistico composto dai suoi genitori e da un’altra donna deferita in stato di libertà. Gli stessi si avvalevano anche di altri soggetti, esterni all’associazione, per procurarsi informazioni sugli obiettivi e le armi da utilizzare durante gli assalti, tra cui anche Kalashnikov.

Tra questi soggetti, è stato colpito dalla misura degli arresti domiciliari il cegliese Rocco Suma, indagato proprio per ricettazione e per aver, in concorso, procurato una pistola 357 Magnum che Barnaba aveva occultato all’interno di un muretto a secco nei pressi del suo terreno (sequestrata nel corso dell’indagine dai Carabinieri).

Considerata l’urgenza, l’efferatezza delle azioni delittuose poste in essere e di quelle programmate, nonché la pericolosità del sodalizio criminale, la Procura della Repubblica di Brindisi ha lavorato intensamente per chiudere il cerchio in tempi rapidissimi, depositando le risultanze al Gip che ha condiviso pienamente tutta la ricostruzione investigativa e l’impianto accusatorio.

Con le numerose difficoltà legate all’attuale periodo storico, sono stati assolutamente premianti la sinergia  e il coordinamento tra Procura della Repubblica e i Carabinieri poiché ogni azione dei criminali era costantemente monitorata dal Pubblico Ministero, tempestivamente riportata dai Carabinieri del N.O.R. di San Vito dei Normanni che nel frattempo, seguivano passo-passo gli indagati sul campo, con intercettazioni e pedinamenti, pronti ad intervenire rapidamente, nel caso in cui si fosse concretizzato un assalto.

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