Il caso del lido da ampliare attraverso la Zes approda domani davanti al Tar e riaccende il confronto sul futuro della costa di Ostuni. Al centro della vicenda c’è il progetto di ampliamento del White Ostuni Beach Club, stabilimento balneare nella zona di Quarto di Monte, in località Monticelli, oggetto di contestazioni da parte di Italia Nostra e del Libero Comitato per la salvaguardia della costa di Ostuni.
Secondo quanto sostenuto dai ricorrenti, l’intervento autorizzato tramite procedura Zes avrebbe comportato un ampliamento rilevante della concessione originaria, passando da una struttura di circa 25 metri quadrati a una di 305 metri quadrati. Una trasformazione che, secondo le associazioni ambientaliste, non sarebbe riconducibile a un semplice adeguamento stagionale, ma configurerebbe di fatto una nuova struttura a servizio dell’attività di ristorazione e somministrazione.
L’Autorizzazione Unica Zes è stata rilasciata il 17 dicembre scorso. Nel ricorso, però, non viene impugnato soltanto il provvedimento finale: al centro della contestazione c’è anche il verbale della Conferenza dei servizi del 5 dicembre, passaggio amministrativo da cui si è poi giunti al rilascio dell’autorizzazione. È proprio su questo percorso procedurale che si concentrano le obiezioni di Italia Nostra e delle realtà che si oppongono all’ampliamento.
La questione non riguarda soltanto il singolo stabilimento balneare, ma il rapporto tra sviluppo turistico, semplificazioni amministrative e tutela del paesaggio. Il ricorso contesta infatti l’utilizzo della procedura Zes per interventi in aree delicate dal punto di vista ambientale e paesaggistico, sollevando dubbi sulla compatibilità dell’opera con i vincoli esistenti e con la corretta pianificazione della fascia costiera.
Nella Conferenza dei servizi, secondo quanto emerso, sarebbero stati espressi anche pareri contrari da parte di uffici comunali e regionali. Un elemento che rafforza la posizione dei ricorrenti, convinti che l’iter autorizzativo non avrebbe dovuto superare le criticità urbanistiche e paesaggistiche evidenziate nel procedimento.
Il Comune di Ostuni si trova così coinvolto in un passaggio giudiziario delicato, davanti al Tar di Lecce, insieme a Italia Nostra e alle realtà associative che chiedono di fermare l’intervento. L’udienza di domani rappresenta un momento decisivo per chiarire se l’ampliamento possa procedere o se, al contrario, debba essere riesaminato alla luce delle norme di tutela del territorio.
La vicenda si inserisce in un dibattito più ampio sull’uso delle Zone Economiche Speciali. Nate per favorire investimenti e sviluppo economico attraverso procedure accelerate, le Zes vengono oggi guardate con crescente attenzione quando interessano aree costiere, paesaggi protetti o contesti sottoposti a vincoli. Per Italia Nostra, la semplificazione amministrativa non può trasformarsi in uno strumento per aggirare le regole poste a difesa dell’ambiente, della costa e dei beni collettivi.
A Ostuni, città che da anni vive una forte pressione turistica, il caso del lido diventa quindi simbolico. Da un lato ci sono le ragioni degli operatori economici e la volontà di rafforzare l’offerta balneare; dall’altro le preoccupazioni di residenti, comitati e associazioni per l’impatto su un tratto di costa già fragile, tra traffico, consumo di suolo, pressione antropica e tutela della macchia mediterranea.
La decisione del Tar potrà incidere non solo sul futuro del White Ostuni Beach Club, ma anche sul modo in cui verranno valutati altri progetti turistici lungo il litorale. Il nodo resta politico e amministrativo prima ancora che giudiziario: quale modello di sviluppo scegliere per la costa ostunese, e fino a che punto le procedure accelerate possono intervenire su territori di alto valore paesaggistico.




