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Aprile 20 2026

Xylella, l’Ue conferma: «Non ci sono cure». Verso nuove regole sui tagli degli ulivi infetti

Xylella, l’EFSA conferma: non esistono cure per il batterio degli ulivi. L’UE verso nuove regole di contenimento e possibile riduzione dell’area di taglio.

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Non esistono cure in grado di eliminare la Xylella fastidiosa dagli ulivi. La conferma arriva dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), che ha messo in consultazione nuove bozze di pareri scientifici destinate a incidere sulle future politiche europee di gestione dell’epidemia. Il punto fermo, ribadito dagli esperti, è che nessuna delle terapie sperimentate finora ha dimostrato di eradicare il batterio dalle piante. Gli interventi testati negli ultimi anni hanno prodotto, in alcuni casi, miglioramenti su parametri fisiologici e agronomici, ma senza prove convincenti di una riduzione stabile della presenza del patogeno.

Il documento aggiorna l’ultimo parere pubblicato nel 2019 e recepisce le evidenze scientifiche raccolte negli ultimi anni, in particolare nelle aree più colpite della Puglia. Proprio dal territorio pugliese, dove l’epidemia è esplosa nel 2013 devastando milioni di ulivi nel Salento, sono arrivate numerose sperimentazioni e protocolli alternativi. Tra questi anche il cosiddetto “protocollo Scortichini”, basato su trattamenti con zinco, rame e acido citrico, spesso indicato nel dibattito pubblico come possibile soluzione. L’analisi dell’Efsa, tuttavia, conclude che non sono state fornite evidenze scientifiche sufficientemente solide per dimostrare una reale efficacia nel ridurre i sintomi della malattia o le popolazioni batteriche.

La presa d’atto dell’assenza di cure apre ora un nuovo scenario politico e normativo. Se il batterio non può essere eliminato, la strategia europea dovrà necessariamente evolvere da una logica di eradicazione a una di contenimento e convivenza. Già nel 2020, sulla base del parere scientifico precedente, il Comitato fitosanitario permanente di Bruxelles aveva rivisto in senso meno restrittivo le regole sugli abbattimenti obbligatori, riducendo da 100 a 50 metri il raggio di taglio intorno alle piante risultate infette e ridimensionando la zona cuscinetto.

Le nuove valutazioni potrebbero consolidare questa linea, aprendo alla possibilità di una gestione ancora più mirata delle aree di contenimento. L’obiettivo resta quello di limitare la diffusione del batterio, trasmesso principalmente da insetti vettori come la sputacchina, ma evitando interventi indiscriminati che hanno avuto un impatto pesante sul paesaggio e sull’economia agricola.

Il bilancio dell’epidemia, a oltre dieci anni dall’individuazione del primo focolaio, è drammatico. Milioni di alberi sono andati perduti, la produzione olearia nel Sud della regione ha subito un crollo significativo e interi territori hanno visto trasformarsi il proprio assetto agricolo e turistico. La risposta si è progressivamente spostata verso il reimpianto con varietà più tolleranti, come Leccino e Favolosa, e verso pratiche agronomiche orientate al controllo degli insetti vettori.

La consultazione pubblica avviata dall’Efsa rappresenta ora un passaggio cruciale. Dalle osservazioni raccolte potranno emergere indicazioni utili per definire un nuovo quadro normativo europeo. La direzione, però, appare tracciata: con le conoscenze attuali la Xylella non si può sradicare. La sfida diventa gestirla, contenendone l’espansione e garantendo un futuro sostenibile all’olivicoltura mediterranea.

L’EFSA terrà la quinta conferenza europea sulla Xylella fastidiosa a Bari dal 23 al 25 giugno 2026. L’evento riunirà ricercatori, valutatori del rischio, gestori del rischio e parti interessate per discutere gli ultimi progressi scientifici sulla rilevazione, l’epidemiologia e la gestione sostenibile della Xylella fastidiosa. 

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