È bastata la telefonata di un amico per far sì che la sua vita in sella galoppasse verso quell’opportunità di svolta. La nostra passeggiata al fianco degli ostunesi che portano il loro sapere al di là dei confini pugliesi, ci sta facendo conoscere luoghi e mestieri lontani da quelli più comunemente conosciuti. Oggi in Olanda, nella fredda Ysselsteyn, incontreremo Fabio Rubino: un ragazzo appena ventottenne con la passione per i cavalli e l’equitazione nel DNA.

Chi è Fabio Rubino?

«Mi definisco un rider o più comunemente un cavaliere. Mi sono diplomato all’istituto tecnico agrario “Pantanelli” di Ostuni ma, ho capito, fin da subito, che non sarei mai stato un perito agrario. Ho continuato a studiare e, negli anni, sono diventato istruttore di equitazione di 1° livello FISE (Federazione Italiana Sport Equestri),addestratore e, successivamente, mi sono specializzato nella rieducazione di cavalli difficili e problematici».

Quando e come si sviluppa la sua passione?

«La mia prima “parola” è stata nitrire e riprodurre il suono degli zoccoli. Avevo circa dieci anni quando dopo una partita di calcio, alcuni miei compagni di squadra mi dissero scherzando “datti all’ippica. Non avrebbero potuto farmi augurio migliore. Avevo tre anni quando mio padre mi portò in un maneggio e feci la mia “prima lezione” con Anna Maria Mastrovito. Non ho più smesso. Ho continuato il mio percorso di crescita professionale con Claudia Ridolfi, i fratelli Zizzi, ma chi più degli altri mi ha indirizzato sulla strada che più mi si addice è il mio mentore Michele Malizia e il mio maestro Francesco Vedani che, nella sua accademia milanese, oltre a specializzarmi nella rieducazione dei cavalli, mi ha trasmesso quella filosofia equestre, che io porterò avanti per sempre, basata su una equitazione classica in leggerezza con una totale assenza dell’uso di metodi coercitivi».

In cosa consiste il suo lavoro?

«Principalmente mi occupo della preparazione di giovani cavalli per il salto a ostacoli ma, parallelamente, nel centro ippico per cui ho lavorato per sette anni, ho fatto l’istruttore di equitazione di giovani aspiranti cavalieri. Il mio è un lavoro pieno di sacrifici, di fatica e sudore. Si ha bisogno di appoggio e fiducia costanti e, solo attraverso queste componenti, sono riuscito a seminare e a raccogliere i frutti del mio lavoro. La strada è ancora tanta e tutta in salita».

In relazione a quanto detto, c’è qualcosa che rimprovera a Ostuni?

«Ostuni è casa. La mia passione e il mio lavoro sono cresciuti lì ma si stanno evolvendo in Olanda, a Ysselsteyn. Mi ha tolto tanto. Mi ha tolto la possibilità di poter continuare a crescere: mancano infrastrutture all’avanguardia, mancano cavalieri ed esperti del settore, mancano uomini che abbiano voglia di insegnare bene. Il mondo dell’equitazione trova terreno fertile nei Paesi del nord Europa e noi, cavalieri del sud Italia, siamo molto lontani da questo mondo meraviglioso. E’ uno sport che ha costi molto elevati, non solo per le famiglie dei cavalieri ma anche per le scuderie, e non ci sono fondi che incentivano questo sport. In Puglia non sarei potuto crescere: manca uno studio di base che non può essere sostituito dalle tradizioni; si ha paura di ampliare il campo visivo a qualcosa di nuovo che coincide con lo sviluppo, la crescita e la ricerca. E’ un vero peccato ma, i bei paesaggi, il clima mite e la bella gente non bastano».

Cosa sta “rubando” all’Olanda?

«Durante il volo ho avuto paura dell’ignoto: mi sono licenziato dopo sette anni, ho lasciato i miei clienti, la mia quotidianità e sono partito affidandomi ad una telefonata di un mio amico già in Olanda. L’Olanda era il mio sogno da bambino e sono riuscito a realizzarlo. E’ il cuore della vita equestre. I migliori riders al mondo hanno studiato e si sono allenati qui. Ci sono le migliori scuderie. E’ il Paese che in questo momento può fare di me un vero professionista del settore. Non potevo farmi sfuggire l’opportunità di dare una svolta alla mia vita, ho fatto la scelta migliore per me».

Chi è Casablanca?

«I cavalli sono la mia vita, il mio stile di vita e, ora che sono qui a Ysselsteyn, sono la mia famiglia. Il mio cavallo del cuore però è Casablanca. Una cavalla da salto , tedesca, oldenburg di dieci anni.E’ arrivata dall’Ungheria dopo quaranta ore di viaggio, scese dal van per ultima e mio padre quando la vide, disse “quant’è brutta questa cavalla, sembra un asino”. Oggi per me lei, insieme alla mia cagnolina Chanel, sono tutto. Ha un carattere forte, la sua doma è stata complicata e difficile ma, siamo cresciuti insieme, abbiamo trovato il nostro equilibrio come coppia; è e sarà sempre la mia ragazza».

La gara più difficile?

«Novembre 2019. Fiera cavalli di Verona. Ho montato un cavallo con cui avevo lavorato poco e, nonostante la mia grinta, il campo si è dimostrato difficile, il palcoscenico nuovo sia per me che per il cavallo, nonostante la qualificazione, ci hanno giocato un brutto scherzo».

Cosa augura ai ragazzi che inseguono il suo stesso sogno?

«La Puglia è piena di ragazzi che hanno voglia di fare bene. Non devono mollare, devono restare umili, devono avere il coraggio di continuare il loro percorso di crescita altrove; la Puglia la portiamo nel cuore e ci raggiunge ovunque con “il pacco da giù”. “Never give up!”».

Cosa farà domani?

«Continuerò a studiare, a migliorarmi e… Non lo dico per il momento».


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