Arrestati i titolari di un noto marchio di mobifilicio con sede a Francavilla Fontana e tutta Italia per estorsione e autoriciclaggio

Una coppia di imprenditori, titolari del noto mobilificio “Magrì Arreda”, è stata arrestata dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Brindisi, con le accuse di estorsione ed autoriciclaggio.

L’arresto dei due coniugi è avvenuto a seguito di alcune indagini condotte nei confronti dell’azienda della coppia, che si occupa di vendita al dettaglio di mobili per la casa, con sede a Francavilla Fontana e con numerosi punti vendita dislocati in tutta Italia.

Le indagini hanno disvelato la sussistenza di gravi illeciti di natura penale a carico dei due titolari che, secondo l’accusa, avrebbero approfittato, come si legge nel comunicato diffuso dalla Guardia di Finanza «in una situazione di difficile contesto occupazionale, della situazione di debolezza della maggior parte dei loro dipendenti, imponendo loro trattamenti economici inferiori ai minimi previsti dai contratti collettivi nazionali o comunque non parametrati alle mansioni effettive e alle ore lavorate».

I riscontri investigativi hanno accertato che i due amministratori hanno di fatto imposto ai loro dipendenti la corresponsione di trattamenti retributivi deteriori rispetto al lavoro effettivamente prestato. Ai due vengono inoltre contestate la sottoscrizione di ricevute di quietanza per somme di denaro contante mai corrisposte o buste paga attestanti il pagamento di somme maggiori rispetto a quelle effettivamente corrisposte, l’indicazione di ferie mai godute, falsi verbali di conciliazione in sede sindacale.

«Le investigazioni hanno permesso, inoltre, di appurare– come spiega il comunicato stilato dalla Guardia di Finanza- che le condotte estorsive sono state commesse in concorso, tra l’altro, con due sindacalisti locali, i quali hanno indotto i lavoratori ad accettare, sotto la minaccia del licenziamento, falsi accordi conciliativi, obbligando gli stessi a rinunciare a retribuzioni spettanti e ad altri diritti tutelati dalla legge».

Uno degli indagati deve inoltre  rispondere del reato di lesioni personali colpose, a seguito di un grave incidente occorso ad un “lavoratore in nero”, obbligato a dichiarare un falso “incidente domestico” al Pronto Soccorso.

In accoglimento delle richieste formulate dal Pubblico Ministero inquirente, il Gip del Tribunale di Brindisi, ha emesso il provvedimento di esecuzione di applicazione delle misure cautelari personali degli arresti domiciliari a carico dei coniugi imprenditori e della misura cautelare reale del “sequestro preventivo” pari ad 1,2 milioni di euro ed altri beni, quale profitto dei reati ad essi ascritti.