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Aprile 13 2024

Le porte di Palazzo Tanzarella si aprono dopo 40 anni per ospitare la mostra Cantieri Mentali

Dopo 40 anni le porte dello storico palazzo ostunese si sono aperte per ospitare le opere dell'artista Caio Gracco

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Coniugare arte e storia, far abitare nelle suggestive stanze di un antico palazzo del Settecento, rimasto chiuso per quarant’anni, le opere visionarie di un poliedrico artista come Caio Gracco.

Questa l’essenza di Cantieri Mentali, il progetto di arte contemporanea che a Ostuni, sabato 29 e domenica 29 aprile, ha aperto le porte di Palazzo Tanzarella, ubicato in Largo Ayroldi Carissimo, nei pressi di Piazza della Libertà, alle tantissime persone che si sono prenotate per prendere visione del progetto.

Il Palazzo, che è in fase di ristrutturazione dopo essere stato acquistato da due imprenditrici svizzere innamoratesi della Puglia e di Ostuni, è diventato per due giorni un cantiere ricco di storia e cultura, in cui le opere di Caio Gracco, artista di origine salernitana ma ormai pugliese di adozione, hanno riempito le stanze disabitate e ancora in fase da ristrutturazione restituendo a quei luoghi memoria e intensità.

L’evento ha rappresentato la seconda fase di un progetto cominciato l’anno scorso, quando le opere di Gracco, su richiesta degli architetti Aldo Flore e Rosanna Venezia– gli stessi che si stanno occupando del recupero e restauro di Palazzo Tanzarella- sono andate ad abitare altri suggestivi cantieri.

Cantieri Mentali rientra appieno in “Paragon 700”, il nome che le due imprenditrici hanno scelto per il loro progetto di ospitalità, che vuole coniugare turismo e cultura, per rendere completa l’esperienza di chi sceglierà di trascorrere nelle stanze del Palazzo una vacanza che sappia nutrire anima e corpo.

«Con la mostra di quest’anno– scrive la curatrice della mostra, Alexandra Gracco Kopp– il progetto Cantieri Mentali prende una nuova forma aprendosi al pubblico come intensa esperienza sensoriale. Caio Gracco ha sempre privilegiato tele di grandi dimensioni, il segno diretto della mano che genera l’idea della mente, il colore che si fa contenuto e non più mezzo formale, la materia che si traduce in valore di luce».

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