L’imposta di soggiorno rappresenta un problema o un’opportunità?

Sull’argomento, che negli ultimi tempi ha innescato un dibattito tra gli albergatori pugliesi, interviene Sandra Lanza, presidente dell’associazione “Il Borgo Ostuni”.

La Città bianca è infatti dal 2012 uno dei 27 Comuni pugliesi ad applicare la tassa di soggiorno, che consiste in una imposta che, richiesta dalle strutture ricettive ai turisti che pernottano a Ostuni, deve essere poi versata nelle casse del Comune.

«Per quanto riguarda la tassa di soggiorno– afferma Sandra Lanza– le questioni principali da affrontare sono l’evasione, l’elusione, la riscossione e l’impiego dell’imposta stessa.
Uno dei problemi più evidenti è l’esistenza di numerosissime strutture ricettive non censite (Federalberghi da diversi anni fornisce dati preoccupanti sulle strutture abusive presenti sulle piattaforme on line, in principal modo case vacanze e B&B) e la difficoltà da parte dell’amministrazione comunale a riscuotere in maniera efficiente l’imposta. Non esiste di fatto una forma attiva di riscossione da parte dell’amministrazione, perché è la struttura ricettiva che riscuote, dichiara e versa l’imposta.

Per affrontare e risolvere il tema dell’elusione e dell’esistenza stessa delle strutture non registrate la Regione Puglia ha deciso di istituire il Registro regionale delle strutture ricettive non alberghiere, con l’attribuzione del “Codice identificativo di struttura” (CIS). Ovviamente si tratta di una misura utile ma, a nostro avviso, non sufficiente a risolvere completamente il problema dell’abusivismo.  La nostra proposta è che il Comune assuma una persona, o contrattualizzi un consulente che si occupi specificamente della tassa di soggiorno, anzitutto contattando tutte le strutture – non registrate – presenti sui portali di prenotazione on line (Airbnb, booking, trivago etc.), informandole sulle modalità per mettersi in regola e guidandole in tal senso, oltre a stimolare attraverso pec, lettere o telefonate periodiche le strutture già esistenti al corretto e informato versamento dell’imposta.

In alternativa- continua la presidente de “Il Borgo Ostuni- esistono dei software come Paytourist, (progetto depositato presso il Ministero dello Sviluppo Economico) che servono ad integrare una gestione automatizzata della riscossione con il rilevamento sul web di annunci non regolari, snellendo le procedure di controllo per l’Ente pubblico.
L’esistenza di strutture non registrate purtroppo, non solo sottrae all’ente pubblico l’introito derivante dall’imposta di soggiorno ma rappresenta un nocumento e una forma di concorrenza sleale per le strutture regolari. Il fatto che esistano tante case affittate in maniera non regolare rappresenta anche un grave danno per i cittadini e per i turisti, perché fa aumentare indiscriminatamente il tasso di abbandono di rifiuti e la mancata raccolta, con il degrado ambientale che ne consegue e la conseguente caduta di immagine dal punto di vista turistico.

Ostuni si trova in una fase piuttosto matura della propria storia turistica e non può più permettersi di improvvisare, d’altronde i dati parlano chiaro: o si fa sul serio oppure il futuro sarà molto incerto. Quindi risulta estremamente importante ragionare ad un piano strategico del turismo a cui partecipino operatori, amministratori e cittadini che disegni una visione condivisa e sostenibile di sviluppo della città. In quest’ottica si inserisce il tema dell’utilizzo dell’imposta di soggiorno, molto spesso le amministrazioni la utilizzano per coprire buchi di bilancio piuttosto che destinarla in maniera specifica, programmata, condivisa e trasparente per migliorare la qualità dei servizi turistici e diminuire l’impronta ecologica rappresentata dall’incremento della popolazione, soprattutto nei periodi di alta stagione.

Molti operatori turistici sono contrari all’introduzione della tassa di soggiorno perché sostengono che possa incidere sul prezzo e scoraggiare i turisti a prenotare. In realtà non possiamo dire che la tassa di soggiorno incida così tanto sulla scelta di prenotazione, anzi, se a fronte del pagamento della tassa i turisti trovano una città accogliente in cui è facile orientarsi perché ben segnalata e accessibile, una città ben tenuta, con strade sicure e pulite, dove è possibile spostarsi agevolmente anche con mezzi pubblici o mobilità lenta; se trovano servizi e luoghi di svago e cultura fruibili e aperti; se hanno la possibilità di reperire facilmente tutte le informazioni che servono loro durante il soggiorno sia on line che on site… ebbene se ci sono queste condizioni la tassa di soggiorno la pagano più che volentieri».

Sandra Lanza conclude poi con la proposta di uniformare la cifra della tassa di soggiorno in tutti i paesi della Valle d’Itria, così come i soggetti a cui applicarla nell’intero territorio regionale.

«In definitiva, a nostro avviso,– conclude Sandra Lanza- l’imposta di soggiorno rappresenta un’opportunità, se è equa e se viene pagata da tutti i turisti e da tutte le strutture ricettive e, ovviamente, se viene contrastato l’abusivismo; è un’opportunità se vengono snellite le procedure di pagamento gravando meno sulle strutture ricettive; è un’opportunità perché incrementando l’introito per l’amministrazione comunale ci saranno più risorse per migliorare il decoro urbano, la sostenibilità ambientale e la qualità dell’offerta dei servizi turistici; è un’opportunità se l’imposta viene utilizzata in modo trasparente e condiviso con gli operatori turistici, programmandone annualmente l’utilizzo.

Se vogliamo che una tassa venga percepita in modo positivo deve essere usata per migliorare la qualità della vita degli ostunesi e quindi per contribuire a rendere Ostuni una città in cui viene voglia di trasferirsi».