Negli scorsi giorni il Comune di Ostuni ha provveduto a ricoprire di cemento la strada rurale che costeggia il Parco archeologico di Santa Maria d’Agnano. Gli attivisti ostunesi del Movimento Cinque Stelle, considerando l’interesse pubblico della strada, indicata nella Gazzetta Ufficiale n. 30 del 6 febbraio 1986 come di notevole pregio naturalistico e paesaggistico, si esprimono in difesa delle cosiddette strade bianche, interrogando l’amministrazione sulle motivazioni di questa scelta.

«Impermeabilizzare la fitta rete viaria minore – si legge nella nota dei pentastellati – significa frammentare il continuum paesaggistico che caratterizza la Piana degli olivi, rovinando irrimediabilmente le capacità drenanti e l’aspetto naturalistico di quello che si può considerare a tutti gli effetti un reticolo di strade a servizio dell’agricoltura e del turismo lento e sostenibile.

Nel corso degli ultimi anni la strada in questione è stata inclusa nell’itinerario ufficiale della Via Ellenica del Cammino Materano e l’intera area è stata iscritta dall’ex Ministro alle politiche agricole Maurizio Martina, grazie al Parco Regionale delle Dune Costiere, nel registro dei Paesaggi Rurali di Interesse Storico.

Ci domandiamo: esiste una cabina di regia che coordini il lavoro dei vari assessorati, dei due Parchi, dell’Agenzia della Regione Puglia per lo Sviluppo Ecosostenibile ASSET? C’è la consapevolezza che all’interno dello stesso Comune c’è chi persegue strategie tese a legare un turismo lento, sostenibile, esperienziale con un’opportunità di crescita e di sviluppo economico? Qualcuno si domanda se interventi del genere eliminano quel rapporto secolare di coesistenza sostenibile fra civiltà e natura che una strada bianca rappresenta?

Nella regione Toscana – continuano gli attivisti ostunesi – si progetta l’inserimento dei cammini nei piani urbanistici comunali per garantire la loro percorribilità nel tempo e disciplinare la loro manutenzione attraverso una gestione condivisa tra pubblico e privato; emergono proposte da parte di associazioni per identificare i volontari “custodi” del cammino, per istituire in via sperimentale delle “adozioni” di tappe da parte di privati e associazioni, così da garantire una corretta manutenzione del percorso.

Invitiamo i nostri amministratori a riflettere su come manutenere al meglio i tratturi e le vie secondarie, che possono essere inserite tranquillamente nella rete delle “infrastrutture leggere” e dei cammini, evitando di equipararli alla viabilità principale, essendo questi tratti caratterizzati da bassi volumi di traffico e modeste velocità».

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