Ha per titolo “La banalità del male” il prossimo incontro dell’Università delle Tre Età, che si svolgerà nel pomeriggio di oggi, venerdì 7 febbraio, con inizio alle ore 17.30 presso l’auditorium del Liceo Scientifico “L. Pepe” .

L’incontro ha lo scopo di approfondire e cercare risposte ad alcuni interrogativi che continuano a scuotere il pensiero e la vita stessa dell’uomo di fronte ai crimini commessi dai nazisti contro il popolo ebraico.

Lo spunto viene dal dibattito che seguì la pubblicazione nel 1963 del Libro di Hannah Arendt, filosofa tedesca di origini ebraiche: La Banalità del male. Eichmann a Gerusalemme.

L’accusa di aver declassato i crimini nazisti al rango di azioni banali commesse da uomini ordinari, costringe la Arendt a spiegare il concetto di banalità e a porre al centro della sua riflessione due temi di ordine filosofico e politico: Si può dire che chi commette il male è incapace di pensare? C’è una responsabilità personale sotto la dittatura?

Vengono così fuori una serie di riflessioni di carattere morale, filosofico, politico e giuridico che il Prof. Francesco Fistetti non solo coglie nella sua profonda originalità e nella sua palpitante attualità, ma che approfondisce nel corso dei suoi studi ventennali, in qualità di docente di Storia della Filosofia presso l’Università di Bari, dando una sistemazione storico-filosofica e teoretica nei nessi con la filosofia di Socrate, di Kant e di Heidegger, i cui esiti sono raccolti in una serie di pubblicazioni tra cui, da ultimo, quella dedicata ad “Hannah Arendt a Gerusalemme. Ripensare la questione ebraica”.

Significativo sul piano dell’etica dell’agire, ovvero della capacità di distinguere il bene dal male, quel che scrive la Arendt : «Quel che ora penso veramente è che il male non è mai «radicale», ma soltanto estremo, e che non possegga né profondità né una dimensione demoniaca. Esso può invadere e devastare il mondo intero, perché si espande sulla sua superficie come un fungo. Esso “sfida” il pensiero, perché il pensiero cerca di raggiungere la profondità, di andare alle radici, e nel momento in cui cerca il male, è frustrato, perché non trova nulla. Questa è la sua banalità. Solo il bene è profondo e può essere radicale».

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