Si dichiarano estranei ai fatti i due professionisti ostunesi indagati per turbativa d’asta, arrestati dalla Guardia di Finanza lo scorso 29 gennaio e ascoltati due giorni fa dal gip del Tribunale di Brindisi Maurizio Saso durante l’interrogatorio di garanzia. L’accusa per l’avvocato Antonio Zurlo e per l’immobiliarista Biagio Marseglia è di concorso tra di loro, attraverso articolate interposizioni di alcuni prestanome e di una società artatamente costituita, nell’impedire che alcuni beni immobili appartenenti a una nota famiglia della Città bianca, tra cui una masseria storica al confine tra i territori di Ostuni e Fasano, fossero venduti all’asta.

 I due indagati si sono presentati dal giudice separatamente, accompagnati dai rispettivi legali: Domenico e Giuseppe Tanzarella per Antonio Zurlo e Mario e Sergio Laveneziana per Biagio Marseglia, che hanno presentato, attraverso una corposa memoria difensiva, la richiesta di revoca o di attenuazione della misura cautelare disposta dal pm Pierpaolo Montinaro.

La risposta del gip all’istanza della difesa arriverà entro cinque giorni. Intanto l’attività investigativa si concentra sulle relazioni dei due indagati con una terza persona, secondo la Procura proprietaria dei beni all’asta. Zurlo e Marseglia avrebbero agito, secondo gli inquirenti, attraverso un sistema di prestanome e società fittizie creato ad arte per impedire la vendita. A ciò si aggiunge l’ipotesi della complicità di alcuni soggetti conniventi che si aggiudicavano gli immobili a prezzi altissimi, puntualmente non corrisposti. In questo modo si dissuadevano i potenziali acquirenti, permettendo alla proprietà originaria di rimanere in possesso dei beni.

I due professionisti ostunesi hanno dichiarato la loro completa estraneità di fronte a ogni accusa mossagli contro dalla Procura della Repubblica di Brindisi, spetta ora al giudice Saso decidere se revocare o meno gli arresti domiciliari.

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