Dopo quattro anni di indagini riguardo alla diffusione della Xylella in Salento, il Tribunale di Lecce ha disposto il decreto di archiviazione.

L’inchiesta, che portò al fermo del piano di abbattimento degli olivi infetti dal batterio nel Salento,  ipotizzava nei confronti di dieci indagati, tra cui il Generale Giuseppe Silletti, presunte negligenze ed errate valutazioni del fenomeno Xylella.

In buona sostanza la Procura ipotizzava che il fenomeno che stava falcidiando gran parte degli olivi salentino sarebbe stato sottovalutato dagli indagati, seppur escludendo la natura dolosa dalle responsabilità degli stessi.

I reati ipotizzati riguardavano la diffusione colposa di malattia delle piante, l’inquinamento ambientale colposo, la falsità materiale e ideologica commessa da un pubblico ufficiale in atti pubblici e la distruzione o il deturpamento di bellezze naturali.

Oltre al Generale Silletti gli altri iscritti nel registro degli indagati furono il dirigente dell’Osservatorio Fitosanitario della Regione Puglia, Silvio Schito e il suo predecessore (andato da poco in pensione) Antonio Guario, il dirigente del Servizio Agricoltura della Regione Giuseppe D’Onghia, Giuseppe Blasi del Servizio Fitosanitario Nazionale, Vito Nicola Savino dirigente dell’Istituto “Caramia” di Locorotondo, Franco Nigro dell’teneo barese, Donato Boscia responsabile dell’Istituto per la protezione delle piante del Cnr, Maria Saponari ricercatrice presso lo stesso istituto, e Franco Valentini ricercatore dello “Iamb” di Valenzano.

Adesso, a distanza di quattro anni, il provvedimento di archiviazione afferma che gli elementi raccolti «non appaiono sufficienti e comunque idonei a dimostrare la sussistenza del nesso causale tra le condotte accertate e l’evento del delitto colposo di inquinamento ambientale».

Non ci sarebbero quindi le prove per parlare di una diffusione volontaria del batterio che causa il disseccamento rapido e quindi la morte degli alberi di olivo.

Ma le 44 pagine del decreto di archiviazione, firmato dal Giuidce per le Indagini preliminari Alcide Maritati, nonostante scagionino i dieci indagati dalla responsabilità personale, affermano che nella gestione dell’emergenza ci sono state «molteplici irregolarità” e azioni condotte con «pressappochismo e negligenza».

«L’insorgenza del fenomeno del disseccamento rapido degli olivi salentini– si legge nel provvedimento- pare risalire intorno alla metà degli anni 2000. Da allora si sono susseguiti interventi che si sono dimostrati assolutamente disarticolati, tardivi, caratterizzati da scarsa trasparenza e professionalità e non consoni complessivamente a una corretta gestione dell’emergenza.

E’ indubbio- continua il Gip– che gli indagati, ciascuno per la sua parte, non hanno di certo agito seguendo le regole e la prassi che sarebbero state necessarie in quella situazione. Ma è altrettanto vero che pare impossibile rinvenire la prova dell’esistenza del nesso causale tra gli eventi e le condotte colpose. E, soprattutto, non è possibile trovare le prove certe che, osservate le corrette regole di comportamento, l’evento non si sarebbe comunque realizzato».Novità