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Ostuni
Giugno 3 2020

Agricoltura Industriale: modello ancora valido?

Lo scorso secolo, il Novecento, ha portato molte rivoluzioni in quasi tutti i settori, come l’industrializzazione dell’agricoltura, con vantaggi enormi e anche pesanti conseguenze.

Oggi vorrei fare un excursus sugli eventi che hanno modificato l’agricoltura in Italia e di come il paesaggio agricolo si sia profondamente modificato negli ultimi cinquanta/sessant’anni.
La faccenda comincia una sessantina di anni fa, a cavallo tra gli anni ’50 e ’60, in pieno boom economico, periodo in cui si ha l’inizio della “Agricoltura Industriale”.
In questa fase si è selezionato un numero ridotto di cultivar (varietà), che rispondessero a precise condizioni:

  • abbondanza delle produzioni;
  • uniformità di calibro;
  • dimensioni medio-grandi.
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Nel corso del tempo, si è capito che anche le piante dovessero avere dimensioni più ridotte (taglia dell’albero). Se ti stai chiedendo il perchè, la risposta è molto semplice: facilitare le operazioni di raccolta e favorire la rapida entrata in produzione.
Se le piante sono più piccole, possono essere ridotti gli spazi tra l’una e l’altra (sesto di impianto), questo rende più produttivo l’appezzamento di terra.
Ovviamente un uso così intenso del terreno richiede un impiego di risorse idriche maggiori e concimazioni intensive per ottenere dimensioni superiori dei prodotti.

Prendi in considerazione un altro fattore fondamentale: i costi di manodopera, che vengono abbattuti in questo tipo di agricoltura grazie all’ausilio di mezzi meccanici.

Anche le tecniche di conservazione sono notevolmente migliorate: l’utilizzo di basse temperature e atmosfere modificate hanno notevolmente aumentato la shelf life (vita di scaffale) di prodotti facilmente deperibili.

Tutto questo ha portato a notevoli vantaggi quali l’abbassamento dei costi per i consumatori e l’aumento dei redditi da parte degli agricoltori.

Tuttavia questo modello produttivo sta mostrando dei limiti, anche da un po’ di tempo: il prezzo è abbastanza accessibile a tutti, a discapito delle qualità organolettiche del prodotto.

Concedetemi una nota personale su questo aspetto. Quando studiavo all’Università, il mio docente di Colture Arboree stava parlando di nuovi sistemi per l’allevamento delle fragole in modalità aerea (canaline), al ché io feci notare la notevole perdita delle qualità organolettiche.
Mi rispose, in modo molto franco, che “il consumatore si abitua”. Aveva ragione, il consumatore si abitua a un gusto tutto uguale, nel tempo ci dimentichiamo dei sapori, e le nuove generazioni non li conoscono affatto.

Su quest’ultimo punto vorrei raccontare un aneddoto molto divertente della mia infanzia: il protagonista della vicenda è il figlio di una cugina di mia madre.
Questo bambino che viveva (oggi adulto e vive tuttora) a Roma si sorprendeva che “avessimo messo le pere sull’albero”, poiché lui pensava crescessero dal fruttivendolo. Per me era assolutamente sconcertante, era una cosa talmente scontata, ma per lui non lo era affatto. Tutto ciò per dire come il rapporto con la campagna sia totalmente avulso dal vissuto di molte persone.

Ho scritto che i produttori hanno un adeguato reddito, anche questo non è sempre vero. Gli agricoltori lamentano spesso il prezzo basso a cui sono costretti a vendere la merce, ma vediamo perché.

L’uso massiccio di fertilizzanti ha come conseguenza un impoverimento del terreno e quindi la diminuzione di redditività.

Altra questione importante è l’acqua, il cambiamento climatico ha reso questo bene molto prezioso e in Puglia questo è ancora più importante.

Io non sono contrario all’uso di fitofarmaci, anzi sono importanti, ma un uso massiccio e calendarizzato è sconsigliato. I patogeni si adattano velocemente e quindi quei fitofarmaci dovranno essere sostituiti da altri. E’ noto che hanno un impatto ambientale notevole.

Questi ultimi tre aspetti sono fattori che hanno un costo altissimo sui produttori e riducono il margine di guadagno in maniera significativa.

Tutto questo per dire che si può e si deve ripensare al modello economico dell’agricoltura industriale, per avere un sistema più equo, salubre e sostenibile.

 

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Giorgio Vignola
Il cibo, da buon italiano, è al centro della sua vita per interesse prima, per studio poi e per lavoro oggi. Food, fotografia e Fantasy, non per forza in questo ordine, sono gli interessi di un un novello divulgatore. Ogni settimana racconta vita, morte e miracoli di un ingrediente.
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